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Ricordati che puoi passare

 Tienimi nel cuore, mi basta un posticino piccolo, ho imparato a non essere ingombrante. Un angoletto carino con un po' di luce e poco rumore. Starò lì a coltivare la mia anima, a renderla bella, per quando avrai voglia di passare. Strapperò le erbacce ben oltre il mio cancello, terrò pulito anche fuori dal mio cortile, tapperò le buche di tutte le strade affinché tu possa agevolmente avvicinarti, sentirti bene e vedere il bello, ancor prima di arrivare. Starò lì ad aspettarti, la dispensa sempre piena di cose buone da poterti offrire, sempre pronta ad ascoltarti e non ti fermerò quando vorrai partire. Tu prenditi cura di te, ricorda che son qui, non mi dimenticare, sai che puoi cercarmi, ricordati che puoi passare.

Resta la fortuna

Ti guardo dormire, è un'esplosione di tutte le emozioni immaginabili. Pienezza assoluta, totalità di senso, gioia dilagante. Batte forte, fortissimo, è quasi dolore. Fermate tutto, voglio restare qui. Ma il tempo, impietoso aguzzino, scorre imperturbabile sulla mia vita trascinando via, come un ramo qualunque, il mio attimo perfetto. Resta la gratitudine di averlo vissuto, la fortuna di averlo riconosciuto.

Mani antiche

 Mani antiche scavate dallo scorrer della vita, rivoli blu cobalto in trasparenza velati da pelle sottile. Le ricordi agili, lisce e rosee, le vedi tremanti, rugose e diafane. Non le riconosci più ma loro conoscono profondamente te, ti raccontano del tempo vissuto, di tutte le carezze fatte e di quelle che non hai saputo fare per arroganza, rabbia, vergogna o per troppo amore, quell'amore non espresso che ristagna ancora nei solchi più profondi.

Fuori

 Al di là del vetro, oltre il velo di polvere e gocce. Fuori da qui, fuori da me. Rombar di motori, rotolar di vite,  corse in illusorie direzioni, imprescindibili alienanti impegni. Chi non capisce, chi non ha tempo, chi non vuol capire. Fermarsi non si può, pochi lo sanno fare, che per star fermi e non cadere non bastan le intenzioni, per acettar d'esser mortale ti devi sublimare. Come per galleggiare, si deve star tranquilli e lasciarsi andare, l'agitazione può affondarti, l'acqua non si fa addomesticare. Tranquillità di corpo e mente, oltre la soglia del dolore, non si impara e non si compra, si può solo conquistare. Io son qui. Ossa e muscoli stremati, straniera nella mia pelle, sdraiata nella mia vita. Guardo e sento, respiro e penso. Galleggio, mi lascio riposare, mi concedo la lentezza, mentre sento correre e gridare. Fuori son raffiche e stridore, onde che sbattono, distraggono, disturbano, soltanto un po'.

L'uomo fa la guerra

 Son partito baldanzoso per la patria e per l'onore, in divisa da soldato, il vestito mio migliore. Diciott'anni di bellezza, tanti sogni dentro al cuore, Nina aspettami ti sposo, tornerò e sarò migliore. Son salito su quel treno con migliaia come me, testa alta e cantar forte, Siam tornati in trentatré. Trentatré corpi spezzati, nella mente solo orrore, non allevia la coscienza  la medaglia al mio valore. E la Nina l'han violata, non è più tornata in sé, il sorriso cancellato  da soldati come me. L'ho pensato là in trincea, forse è meglio non tornare, che l'inferno non si scorda, non sarà mai più Natale. L'ho pensato tra i pidocchi, con la fame e la paura, le bestemmie e tanti morti, questa vita è troppo dura. È la guerra bimbo mio, la storia è molto chiara, a versar sangue non si smette, la lezione non si impara. Stai tranquillo soldatino, imparerai a non pensare, col tempo e tanto vino  saran storie da raccontare. Tu e la Nina tornerete a sorridere e ad amare...

Cuore di cane

 L'umanità si è allontanata, inafferrabile, troppo veloce per questo corpo lento, non conosce e non comprende; la vedo passare, guardo senza poter afferrare. Mi giro e ci sei tu. In ogni istante; risposte senza vocaboli, conforto senza pretese. Tu vedi,  sai, scruti per capire, ti avvicini per alleviare. Tu. Amica tutto naso, occhi, zampe, coda e cuore di cane. Per te, con questa mia vita difettosa e inadeguata, io sono tutto il mondo e molto altro ancora. Gioia infinita il tuo scodinzolare, dolcezza nei giorni più aspri il tuo sguardo d'amore, risata tra le lacrime il tuo giocare. Amica mia, fonte di vita,  andiamo avanti ancora, con le tue zampe e le mie dita, andiamo avanti insieme. Dell'umano ho le fattezze ma è il tuo muso di pelo che mi conosce e mi consola.

I miei vicoli

I miei vicoli nascosti, rifugio e ristoro, li cerco, son stradine da viandanti, tesori per chi sa perdersi, sosta di vagabondi viaggi infiniti senza meta. Ti ci imbatti all'improvviso. Pietre, colori, odori, rumori, non è chiaro cosa sia ma qualcosa riluce, energia che risveglia, appagamento di ogni senso, gratitudine d'esser vivi. Amo i miei vicoli, unici e caratteristici, come le mie persone.

Fine estate

L'estate è alla fine. Stagione aggressiva di troppa luce, troppe grida, troppa pelle, insetti, gente, polvere, sete, sudore. Finestre chiuse e aria finta, freddo senz'anima che condiziona anche me. Finestre aperte, vociare sciocco, odore di cibo e acciottolio di piatti altrui, vicinanza distante che non sazia e non consola. Sta finendo. Luce e calore si dovranno desiderare, cercare, creare; non più appiccicati addosso e sopportati come le malattie, come una violenza. Tornerà. Ma presto potrò rilassarmi, smettere di stringere i denti e dimenticare, coccolata dalla delicatezza dell'autunno con la sua malinconia dolce di vita che sfiorisce, così confortante per la mia mente e per questo corpo fragile bisognoso di lentezza e luce soffusa. 

La danza della sfera

 Passano gli anni e perdo certezze. L'unica sicurezza è il sollievo regalato dalla penna a sfera che scivola sul foglio. Sale, scende, tra un cerchio e una linea, un graffio per la virgola, la botta del punto e quella meraviglia del punto e virgola che ferma ma non troppo, continua ma con un respiro più lungo; ad ognuno la sua interpretazione; fuori moda, fuori tempo, lo adoro; meno imperativo di un punto, più forte di una virgola. E la penna svolazza, la mano esprime i colori dell'anima , si svela, si racconta tra spazi e linee. Mi sento meglio, mi sento bene, finché può scivolare questa mano ombreggiando il candore del foglio non ho bisogno d'altro.

Una parola

 Una parola illumina un ricordo, l'emozione mi spacca il cuore, parlo e tremo, mi sembra di crollare. Eppure non si vede, non lo vedi, continuo a recitare la normalità mentre muoio di paura, sento l'anima scappar via, ho perso il controllo ma conosco fin troppo bene il copione, la recita è quasi perfetta. E chissà tu? Quante volte accade anche a te e io non ho mai capito niente, o fingo di non capire come forse fingi tu. E va bene così.

Solo tu sai

Solo tu sai quand'è stato che il sole è diventato nebbia, l'istante esatto in cui l'amore si è trasformato in rabbia. Un giorno qualunque, né pioggia né sole, niente di particolare, solo un grande schianto nel cuore, e il castello non c'era più.